Software Open Source e Give Back durante l’orario di lavoro, perché è importante e perché dovresti leggere questo post soprattutto se non sei un developer

Un concetto sempre molto caro ad ogni Developer – Visto su @iamdevloper

Sono una persona fortunata. Negli ultimi anni ho conosciuto molti software developer di talento. Alcuni di questi oggi contribuiscono alla code base di importanti tech company. Altri invece, che hanno saputo cogliere le sfide del mercato, hanno fondato proprie aziende di successo. Da loro ho imparato quanto sia importante l’Open Source e quanto lo diventerà sempre di più in futuro. La cosa, però, che mi ha sempre più colpito in maniera positiva, è quanto per tutti sia quasi un dovere contribuire alla community Open Source come forma di Give Back.

Give Back: migliorare la collettività restituendole parte di quanto ricevuto. Un concetto sempre più adottato nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa, ma che probabilmente esula le aziende dal farlo nell’ambito strettamente tecnologico.

Un software Open Source, invece, è un software il cui codice può essere adottato, adattato e modificato da chiunque. L’etica Open Source prevede che le persone o le aziende che usano il codice restituiscano parte di quanto ricevuto alla comunità sotto forma di miglioramenti del codice stesso.

Frank Neagle, assistant professor di Economia Aziendale della Business School di Harvard, in un recente articolo consultabile nella ricca Working Knowledge, afferma che le aziende che consentono ai propri software developer di poter contribuire durante l’orario di lavoro alla community Open Source ottengono sempre un vantaggio competitivo, anche se nel breve periodo rischiano di aiutare i propri competitor.

Un dilemma interessante per le aziende che fanno molto affidamento sull’Open Source.

Dovrebbero consentire ai propri dipendenti, durante l’orario di lavoro, di contribuire al software che utilizzano con aggiornamenti e miglioramenti a vantaggio di tutta la community? Aggiornamenti e miglioramenti che potrebbero essere utilizzati anche da concorrenti diretti o indiretti?

Nagle sostiene che i dipendenti a cui è consentito di contribuire al software Open Source aumentano fino al 100% la produttività della propria azienda per il miglior utilizzo che ne deriva rispetto ad aziende concorrenti che utilizzano software Open Source in modalità free-riding, ovvero evitano di dare il proprio contributo al bene comune poiché ritengono che il software possa funzionare ugualmente nonostante la propria astensione.

Nel suo recente studio Learning by Contributing: Gaining Competitive Advantage Through Contribution to Crowdsourced Public Goods, Nagle ha esaminato i dati della Linux Foundation sui singoli contributi al Kernel Linux, il core del sistema operativo Linux.

Attraverso il confronto incrociato di grandi set di dati ed utilizzando i domini degli indirizzi email dei contributor, Nagle ha confrontato aziende di medie o grandi dimensioni, che operano principalmente nel settore tecnologico, per misurare l’effetto sulla produttività di quelle aziende che lasciano ai propri dipendenti la libertà di contribuire a Linux durante l’orario di lavoro. In termini di produttività, queste aziende ottengono di più dall’utilizzo del sistema operativo Linux rispetto alle aziende che usano Linux senza apportare alcun contributo.

Quando un programmatore o un ingegnere si imbattono in un problema o hanno l’opportunità di migliorare il codice del kernel di Linux, generalmente suggeriscono una modifica a un mantainer di Linux, un utente esperto che fornisce feedback e indicazioni su come apportare i miglioramenti proposti. Attraverso questo processo collaborativo, il contributor meno esperto acquisisce una maggiore comprensione della struttura e delle funzioni del sistema.

Basandosi sulla letteratura esistente, che ha dimostrato quanto valore abbia il Learning By Doing, Nagle sostiene che imparare “contribuendo” sia anche una potente fonte di vantaggio competitivo, visto che la tecnologia va sempre di più verso l’Open Source e che tutti possono utilizzare la stessa tecnologia.

Sarebbe davvero interessante conoscere anche le esperienze fatte in aziende italiane di piccole, medie o grandi dimensioni. Se ti ha fatto piacere leggere di questo argomento e vorresti codividere la tua esperienza o quella di qualche azienda in particolare puoi scrivermi una mail oppure aggiungermi e contattarmi su Linkedin.

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Orlando TM Merone

Orlando TM Merone è un digital strategist a Milano con 10 anni di esperienza nella costruzione di prodotti digitali, marketing e business development. Unisce strategia creativa e competenze multidisciplinari per aiutare Aziende, Brand e Agenzie a costruire esperienze e prodotti digitali innovativi.